Una gita all’Enoteca Regionale

Nello splendido borgo medievale di Dozza, poco lontano da Bologna, sorge e domina da secoli la vallata una suggestiva Rocca Sforzesca. Al suo interno, da oltre 30 anni, è ospitata l’Enoteca Regionale che lavora per promuovere e valorizzare i vini emiliano romagnoli, promuovendo anche una corretta educazione al bere. L’ente vanta più di duecento produttori associati e si avvale della collaborazione di istituzioni, ricercatori nonché degli stessi soci.
Inoltrandosi nelle grandiose cantine della Rocca Sforzesca si potranno scoprire, degustare e acquistare i migliori vini della regione, sotto la guida di competenti sommelier.
Gli affascinanti sotterranei custodiscono la Mostra Permanente, cuore pulsante dell’Enoteca e vero paradiso di Bacco. L e oltre 1000 etichette esposte accolgono il visitatore secondo il criterio dell’abbinamento con i cibi: si inizia quindi dai vini adatti come aperitivo e per antipasti, per poi passare a quelli ideali con i primi piatti, poi con i secondi di carne o di pesce, e via via con i formaggi, i dessert, per concludere infine con i liquori e i distillati.
Nel percorso di incontrano poi altre specialità regionali come l’olio extravergine d’oliva di Brisighella e colline di Romagna e il famoso aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia e Modena.
Dopo questo tripudio di eccellenze volentieri si accederà ad un ambiente altrettanto suggestivo, il Wine Bar dell’Enoteca, dove ci si potrà fermare a sorseggiare un buon vino o partecipare alle serate di degustazione che vengono periodicamente organizzate, anche in queste settimane.

All’interno dell’enoteca, dicevamo, si trovano vini da tutte le zone della Regione. Cominciamo dai colli Piacentini, cioè dalle quattro valli – Val Tidone, Val D’Arda, Val Trebbia e Val Nure – che fanno da collare a Piacenza. Tra le varie tipologie le più famose sono quelle del Gutturnio, principe dei vini piacentini (che rappresenta quasi il 25 % della produzione), e quella del Malvasia (23% della produzione).

Scendendo verso sud si entra nella zona dei Colli di Parma, un territorio incantato compreso tra i fiumi Enza eStirano, con un’ altitudine che varia da 200 agli 800 metri slm. I vitigni autoctoni maggiormente rappresentati sono ilMalvasia di Candia, il Moscato Bianco (spesso in abbinamento con il Malvasia) e la coppia Barbera eBonarda di solito usate in modo complementare. A questa produzione volta principalmente ai vini frizzanti, in cui si ritaglia un suo spazio anche il Lambrusco, si affiancano i vini fermi sia bianchi che rossi, in qualche caso anche con potenzialità di invecchiamento.

E poi le Terre del Lambrusco. Quando si parla di Lambrusco si deve parlare di una famiglia, inconfondibile per l’attitudine alla rifermentazione primaverile. Tutti hanno come culla di elezione i territori che circondano le città di Modena e di Reggio Emilia – un blocco geografico con elevate temperature da aprile a ottobre – ma sulla primogenitura tra queste due città… non bisogna chiedere ai rispettivi cittadini perché entrambe (anche se la prima DOC spetta storicamente a Modena, nel 1970) si assegnano la paternità di questo vino!

Le colline a sud e ad ovest di Bologna, nella parte centrale della regione, sono da sempre terre vocate per il vino di pregio. L’altitudine arriva ai 450 metri slm (Monte S. Pietro) e terreni e microclimi sono estremamente variegati. I vitigni della DOC sono numerosi: dal Sauvignon Blanc, al Pinot Bianco, dal Riesling Italico, alloChardonnay e per i rossi Barbera, Merlot, Cabernet Sauvignon. Se si parla di vitigni tipici della zona, però, quello storico è senz’altro il Pignoletto, una varietà autoctona che dà vita ad una gamma di vini bianchi inconfondibili. La storia di questo vitigno risale addirittura a Plinio il Vecchio, che lo cita nel I sec a.C. come vino “Pino Lieto, non abbastanza dolce per essere buono”.

Tra i territori a est di Bologna e il litorale ci sono colline dolcissime, dove nascono alcuni tra i migliori - e più famosi – vini dell’intera regione. Se sono molte le denominazioni e i vitigni ammessi in Romagna, i poli principali della produzione enologica sono in realtà due: l’Albana di Romagna e il Sangiovese di Romagna.

Appena più a nord, si entra nel territorio dei “Vini delle Sabbie”. Questa è una zona vitivinicola molto particolare, che si estende tra le bocche del Po e la foce del Reno (e che comprende il “Parco Regionale del Delta del Po” ). Qui il vitigno principe, coltivato dal XI sec. grazie alle bonifiche dei monaci di Pomposa, è il Fortana detto anche Uva D’Oro.

E dopo questo giro virtuale per le zone di produzione del vino emiliano romagnolo non resta che fare un vero giro all’Enoteca Regionale a degustare ognuna delle specialità! (Magari tornando più volte, per non esagerare ;-) )

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