uova foto di epsos.de su flickr

Sig.ra, di Francesca Abbati Marescotti

Avevo 10 anni, esame di 5 elementare…naturalmente, preoccupatissima. Mamma dice, con fare complice “Aspetta che ho qualcosa di speciale per darti la carica”…va nel mobile bar e tira fuori la bottiglia del vov del nonno, ovviamente fatto in casa. Era piena. Me ne versa un goccino-ino-ino in un bicchierino e io lo bevo. Buonooooo
Passano i mesi…non mi ricordo quanti ma non moltissimi. Fatto sta che io e mio fratello, più grande di me di 4 anni, ci troviamo ogni tanto il pomeriggio, all’ora di merenda, a pensare “Andiamo a bere un goccino di vov? E’ buonooo” (mica da ubriacarsi, eh? solo un paio di cucchiaini perchè era buonissimo!)
Dai una volta dai un’altra, la bottiglia comincia vistosamente a vuotarsi…una sera mamma la tira fuori e vede che si è dimezzata! Allora papà inventa il “vovometro”: con un pennarello rosso segna il livello del Vov, per scongiurare ulteriori “perdite”….Fregati! Simo andati avanti lo stesso con qualche minimo prelievo, che compensavamo con un pò d’acqua…ma poi abbiamo dovuto desistere. E alla fine la bottiglia del vov del nonno è finita. Ma la bottiglia, il suo contenuto e il…vovometro…sono rimasti un ricordo indelebile!

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